Musa ispiratrice

Tratto da Giosuè Carducci, "Alle Fonti del Clitunno" (Ode Barbera, 1876)

“Ancor dal monte, che di foschi ondeggia frassini al vento mormoranti e lunge per l’aure odora fresco di silvestri salvie e di timi,

scendon nel vespero umido, o Clitumno, a te le greggi: a te l’umbro fanciullo la riluttante pecora ne l’onda immerge, mentre

ver’ lui dal seno del madre adusta, che scalza siede al casolare e canta, una poppante volgesi e dal viso tondo sorride:

pensoso il padre, di caprine pelli l’anche ravvolto come i fauni antichi, regge il dipinto plaustro e la forza de’ bei giovenchi,

de’ bei giovenchi dal quadrato petto, erti su ‘l capo le lunate corna, dolci ne gli occhi, nivei, che il mite Virgilio amava.

Oscure intanto fumano le nubi su l’Appennino: grande, austera, verde da le montagne digradanti in cerchio L’Umbrïa guarda.

Salve, Umbria verde, e tu del puro fonte nume Clitumno! Sento in cuor l’antica patria e aleggiarmi su l’accesa fronte gl’itali iddii.

Chi l’ombre indusse del piangente salcio su’ rivi sacri? ti rapisca il vento de l’Appennino, o molle pianta, amore d’umili tempi!

Qui pugni a’ verni e arcane istorie frema co ‘l palpitante maggio ilice nera, a cui d’allegra giovinezza il tronco l’edera veste:

qui folti a torno l’emergente nume stieno, giganti vigili, i cipressi; e tu fra l’ombre, tu fatali canta carmi o Clitumno.”

 
Frantoio Gradassi & Masterchef.

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